« Lancette e indici luminescenti »
Lancette e indici luminescenti, ad esempio grazie alla Superluminova, sono una caratteristica molto apprezzata da numerosi appassionati di orologi, per ragioni tanto pratiche quanto estetiche. Da un lato, un orologio con numeri o indici luminescenti è utile perché consente di leggere l’ora senza difficoltà anche al buio o in condizioni di scarsa luminosità. Dall’altro, ha un fascino tutto suo vedere indici e lancette rivestiti di vernice luminescente comporre nell’oscurità un disegno brillante. Diamo uno sguardo all’evoluzione storica, ai materiali e ai principi fisici che entrano in gioco.
Che cos’è la vernice luminescente e di cosa è composta?
Con il termine vernice luminescente – o anche massa luminescente – si indicano diversi tipi di rivestimenti in grado di emettere più luce visibile di quanta ne ricevano dall’esterno in quel momento. Si distinguono così da riflettori e catarifrangenti, che si limitano a rinviare la luce incidente. Per questa capacità di riemettere più luce visibile di quella incidente si usa anche il termine luminescenza. Da qui deriva già il nome Luminova o Superluminova. È la luminescenza a distinguere i cosiddetti pigmenti luminescenti dagli altri tipi di pigmenti colorati. Per ottenere una vernice luminescente occorre aggiungere alla miscela di colore una quantità sufficiente di pigmenti luminescenti. L’effetto luminoso può basarsi su diversi principi fisici.
Nelle vernici fluorescenti diurne la luce UV incidente, invisibile all’occhio umano, viene convertita in luce visibile. È ciò che accade, ad esempio, con i colori neon impiegati come colori di segnalazione per i giubbotti ad alta visibilità o sui veicoli di polizia e soccorso. Le vernici fosforescenti, invece, immagazzinano la luce incidente sotto forma della cosiddetta energia di eccitazione e la rilasciano successivamente con un certo ritardo. Trovano applicazione pratica, ad esempio, nella segnaletica delle uscite di emergenza o in vari articoli decorativi, bigiotteria e gadget che si illuminano al buio. Il terzo gruppo di vernici luminescenti è costituito dalle vernici radioattive.
In queste, l’energia necessaria alla luminescenza deriva, direttamente o indirettamente, dal decadimento di una sostanza radioattiva, combinata con una sostanza fluorescente che da essa viene eccitata. In passato, come sostanza radioattiva nelle vernici luminescenti si utilizzavano soprattutto i sali di radio, oggi in gran parte sostituiti da composti di trizio o da sali di promezio.
Le vernici luminescenti sugli orologi e lo scandalo delle Radium Girls
Dopo la scoperta del radio da parte di Marie e Pierre Curie nel dicembre 1898, negli anni successivi furono sviluppate vernici luminescenti a base di questo elemento. Esse trovarono rapidamente ampia diffusione nella tecnologia militare e in vari settori civili, in particolare anche nell’industria orologiera. In alcuni casi si realizzavano quadranti autoluminescenti rivestendoli di massa luminescente, in altri la massa non veniva applicata sul quadrante, bensì sulle lancette e sugli indici.
Entrambi i metodi consentono di leggere l’ora anche nel buio più completo, senza alcun’altra fonte di luce.
I rischi legati alle radiazioni, tuttavia, furono inizialmente sottovalutati o semplicemente ignorati. Nei primi anni il radio e le sostanze che lo contenevano venivano persino venduti su larga scala come prodotti benefici per la salute. I pericoli delle radiazioni per la salute furono studiati più a fondo e resi noti al grande pubblico solo negli anni Venti, con lo scandalo delle cosiddette Radium Girls. Le donne chiamate Radium Girls dai media e dalla letteratura erano operaie statunitensi incaricate di applicare la vernice radioattiva sui quadranti degli orologi o di realizzare lancette luminescenti, e che in questo lavoro avevano subito un avvelenamento da radio.
Un errore rivelatosi a posteriori particolarmente fatale fu l’abitudine di leccare il pennello usato per stendere la vernice. Erano stati i capireparto a consigliarlo alle operaie, per riportare le setole a punta e poter tracciare con precisione numeri, caratteri e linee sottili. Alcune di loro si erano inoltre applicate la vernice sulle unghie o addirittura sul viso e sui denti, per sorprendere per scherzo amici e familiari. Le dimensioni del problema si intuiscono considerando che, ad esempio, nel 1920 tre grandi produttori americani fabbricarono complessivamente quattro milioni di orologi con quadranti dotati di numeri luminescenti al radio.
Solo quando tra le operaie si moltiplicarono in modo vistoso determinate patologie, come anemia, fratture ossee, tumori della lingua e della zona mandibolare e necrosi della mandibola, ci si accorse del problema, se ne studiarono più a fondo le cause e si adottarono adeguate misure di protezione.
Per molte delle persone colpite era però già troppo tardi, e in diversi stabilimenti si registrarono numerosi decessi riconducibili alla contaminazione prolungata e ripetuta da radio. Fortunatamente, tutto ciò non ha nulla a che vedere con le moderne vernici luminescenti Luminova o Superluminova.
Le vernici luminescenti per orologi oggi
Chi oggi indossa un orologio con numeri luminescenti prodotto da Rolex, Omega, Tag Heuer o da un altro rinomato produttore di orologi di lusso non deve quindi preoccuparsi di un possibile avvelenamento da radio. Oggi si impiegano soltanto emettitori alfa ed emettitori beta a bassa energia. La radiazione diretta delle sostanze radioattive utilizzate ha una portata ridotta, di pochi centimetri, e non è in grado di attraversare né il vetro né la cassa metallica dell’orologio.
Una certa cautela è semmai opportuna con un orologio d’epoca dotato di numeri luminescenti o di un quadrante rivestito di vernice luminescente, soprattutto se la massa luminescente inizia già a sgretolarsi o se l’orologio viene portato costantemente a contatto con il corpo. Con la disponibilità, dalla fine degli anni Cinquanta, di isotopi debolmente radioattivi come il promezio o il trizio, l’era delle lancette e dei quadranti luminescenti al radio volse rapidamente al termine. Le lancette e gli indici al trizio di un moderno orologio da polso non rappresentano più alcun rischio per la salute.
Inoltre, negli ultimi tempi si sono affermate sempre più le sostanze fosforescenti non radioattive, oggi utilizzate dalla maggior parte dei produttori di orologi. Tra queste vanno citate in particolare la Luminova e la sua evoluzione, la Superluminova.
Luminova, Superluminova & Co.
Con il nome Luminova, nel 1993 il produttore giapponese Nemoto & Co., Ltd. lanciò sul mercato pigmenti fosforescenti inorganici a base di alluminati di metalli alcalino-terrosi, sviluppati dalla stessa Nemoto. A differenza dei pigmenti luminescenti usati in precedenza, sono completamente privi di radioattività. Si distinguono per una buona durata e per una luminosità persistente nel tempo, e sono disponibili in diverse varianti cromatiche. Lancette e indici rivestiti di Luminova possono così illuminarsi in giallo-verde, blu-verde o blu-viola.
Appositamente per l’industria orologiera, la Luminova è stata ulteriormente sviluppata e modificata in modo da ottenere una luminosità ancora maggiore. Questo prodotto è commercializzato dal 2000 con il nome Superluminova ed è oggi uno standard presso molti rinomati produttori di orologi. Oggi la Superluminova non deve più essere importata dal Giappone: dal 2007 l’azienda RC Tritec, Ltd. la produce come prodotto Swiss Made al cento per cento, grazie a una specifica licenza di Nemoto. Alcuni produttori utilizzano però anche masse luminescenti proprie, come ad esempio la Chromalight, impiegata dal 2008 in misura crescente sugli orologi Rolex Deepsea e caratterizzata da una tipica luminescenza azzurra.
La rapida diffusione della Superluminova si deve soprattutto al fatto che questo materiale offre una luminanza circa cento volte superiore rispetto ai pigmenti fosforescenti non radioattivi disponibili in precedenza. Il colore della massa luminescente visibile alla luce del giorno può peraltro differire anche notevolmente dalla tonalità della luminescenza percepibile al buio. Anche un orologio con numeri e lancette luminescenti che di giorno appaiono opachi e grigio scuro – come ad esempio i modelli della serie Hamilton Khaki Field Black – può benissimo indicare l’ora di notte con un luminoso blu-verde.


